Si respira un po' di aria strana, negli ultimi tempi. L'avete notato? - le cose invecchiano, ma non ci facciamo più caso. Letterine e showgirl non sono le sole nel consacrare arti rughe e zigomi al bisturi dello specialista. La rivoluzione cosmetica ha inquinato anche le opere d'arte. Il lifting della pellicola. Che un tempo era sottoposta a restauro (come amano dire le sovrintendenze), oggi è aggiornamento. I tempi cambiano, e così anche i film già scritti e girati.
Presumibilmente appollaiato su un gabinetto a forma di Obi Wan, tutto preso tra lo sforzo e la Forza, agli inizi dello scorso settembre George Lucas ha pensato e fatto rilasciare la seguente dichiarazione (si legge su guerrestellari.it): "ciascun artista ha il diritto di mostrare la propria opera come meglio crede". Illuminante. Peccato, però, che i tre film dell'ultimo cofanetto non abbiano quasi più nulla a che vedere con quelli originali, che sono ormai spariti dalla circolazione e dai circuiti di distrubuzione ufficiali, sostituiti da tre pallidi e perfezionatissimi clone, riveduti e corretti fino alla paranoia, rimasterizzati, rispolverati, sottotitolati, sezionati, videogiocati, documentati, intervistati e commentati nel migliaio di contenuti speciali con cui la Fox ha ingrassato i quattro dvd, in questa divertente e un po' penosa rincorsa al ringiovanimento assoluto, che occulta autentici segni del tempo con strati di inutile phard.
Sarebbe sufficiente dare un'occhiata alla lista delle modifiche: in alcune scene, Lucas - nel suo personalissimo laboratorio di fotomontaggi - ha addirittura sostituito gli attori. E allora sapete che faccio: prendo il filmino del mio compleanno di cinque anni fa e mi aggiorno il taglio dei capelli, mi cambio d'abito ché un tempo mi vestivo coi pulloverini azzurri e ammazzo qualche invitato sgradito rimpiazzandolo con i miei nuovi amici e colleghi di lavoro. E, mentre lo faccio, ascolto questo doppio Rearviewmirror fresco di uscita, in cui Brendan 'O Brien interviene deliberatamente aggiungendo fraseggi di chitarra, insalata di pollo e aceto balsamico, miscelando il tutto in un'orgia di sorrisi liftati alla Renato Balestra.
Per sentirmi meno vecchio anche io.
Presumibilmente appollaiato su un gabinetto a forma di Obi Wan, tutto preso tra lo sforzo e la Forza, agli inizi dello scorso settembre George Lucas ha pensato e fatto rilasciare la seguente dichiarazione (si legge su guerrestellari.it): "ciascun artista ha il diritto di mostrare la propria opera come meglio crede". Illuminante. Peccato, però, che i tre film dell'ultimo cofanetto non abbiano quasi più nulla a che vedere con quelli originali, che sono ormai spariti dalla circolazione e dai circuiti di distrubuzione ufficiali, sostituiti da tre pallidi e perfezionatissimi clone, riveduti e corretti fino alla paranoia, rimasterizzati, rispolverati, sottotitolati, sezionati, videogiocati, documentati, intervistati e commentati nel migliaio di contenuti speciali con cui la Fox ha ingrassato i quattro dvd, in questa divertente e un po' penosa rincorsa al ringiovanimento assoluto, che occulta autentici segni del tempo con strati di inutile phard.
Sarebbe sufficiente dare un'occhiata alla lista delle modifiche: in alcune scene, Lucas - nel suo personalissimo laboratorio di fotomontaggi - ha addirittura sostituito gli attori. E allora sapete che faccio: prendo il filmino del mio compleanno di cinque anni fa e mi aggiorno il taglio dei capelli, mi cambio d'abito ché un tempo mi vestivo coi pulloverini azzurri e ammazzo qualche invitato sgradito rimpiazzandolo con i miei nuovi amici e colleghi di lavoro. E, mentre lo faccio, ascolto questo doppio Rearviewmirror fresco di uscita, in cui Brendan 'O Brien interviene deliberatamente aggiungendo fraseggi di chitarra, insalata di pollo e aceto balsamico, miscelando il tutto in un'orgia di sorrisi liftati alla Renato Balestra.
Per sentirmi meno vecchio anche io.
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25/11/2004 01:24
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goljadkin a proposito di
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Glaciale come i pezzi d'asfalto che ribollono dalle viscere della terra, meccanico come i tripod che, accompagnati da un verso spettrale, fanno razzia di esseri umani, il film polverizza sul nascere il più lezioso spunto sentimentalista per lasciare esclusivo e incontrastato spazio ai nuovi colonizzatori - prima nella forma di inquietanti fenomeni elettrici, poi nelle vesti più classiche di pesanti e giganteschi robot - che infine si ammorbidiscono nelle fattezze di viscidosi e smagriti alieni che passeggiano incuriositi tra le macerie del nuovo habitat. Una scelta di sceneggiatura assai coraggiosa e pertinente, che fa del film uno dei più spettacolari, coinvolgenti e realisti(ci) mai realizzati sinora. L'invasione è un colpo durissimo per tutta l'umanità, che è spaventata, inerte, terribilmente impreparata, perciò svuotata di qualsiasi pretesto drammaturgico se non quello della fuga e dell'istinto di sopravvivenza, due temi che procedono paralleli per tutta la narrazione e che si fondono irrimediabimente nella sequenza dell'assalto all'automobile, la cui sottrazione ai protagonisti si conclude in un paio di colpi di pistola mostrati tra le lacrime del padre, seduto al bar dopo essere stato disarcionato e picchiato, nel momento catartico più intenso del film. Ma i veri protagonisti sono gli invasori: vederli polverizzare militari, civili ed edifici, sollevare strade e macchine, disintegrare ponti e case, è un ritorno alle origini, quando buttavamo giù con un movimento scomposto del braccio il castello di cubi colorati fatto da papà. L'istinto di demolizione. Perché le cose non si fanno e disfanno a caso.




A Ghost is Born è il titolo del nuovo disco dei Wilco. Mente dei Wilco è Jeff Tweedy il quale, come si dice in questi casi quando ci piace un disco, è un genio. La musica che i Wilco riescono a sprigionare in un'oretta di ispirazione lucida, martellante e folle è il prodotto di atroci sofferenze di Tweedy (che è in clinica per disintossicarsi dal paracetamolo) tradotte in una sorta di country elettronico, indie-rock poco pretenzioso e splendidamente orchestrato tra rumori di chitarre farfuglianti, interferenze, riverberi, pianoforti beatlesiani. Ma non c'è solo questo. "A Ghost Is Born" è una perla dietro l'altra, in cui si mescolano atmosfere vagamente sixties con ispirazioni di musica d'autore che sfiorano Jeff Buckley, scivolano su Neil Young, toccano i Radiohead e ripartono dai Replacement.
