Ultime notizie dagli Ottanta
Meno di Zero, Einaudi 1996.
Le regole dell'attrazione, Einaudi 1997.
Acqua dal sole, Bompiani 2000.
American Psycho, Einaudi 2001.
Glamorama, Einaudi 2002.
|
31/07/2003 11:36
|
|
|
ilfidanzatodivivi a proposito di
| |
Il Divino Cubo
Non ha un titolo geniale: "Hypercube", film dell'anno scorso, firmato Andrzej Sekula (American Psycho), è un'opera sull'inevitabilità, sul caos, sulle forme; un film geometrico con una spruzzatina di complotto politico e di fanatismo industriale. Qualche bit di matematica quantistica e di follia omicida, cannibalistica. Una manciata di stereotipi ben organizzati tanto da risultare quasi impercettibili. Il tutto ambientato in una sola stanza, o meglio, in milioni di stanze uguali che si ripiegano all'infinito su se stesse, in cui i concetti di tempo, spazio e luogo rispondono alle leggi del paradosso. Lei, la bionda, alla fine verrà uccisa da un colpo di pistola.
Nel 1997 The Cube si affermò come uno dei fanta-thriller più originali di quegli anni. Avevo varcato la soglia del negozio del noleggio dvd con un paio di aspettative carine, da bravo ragazzo, una brioche alla nutella e una pepsi con la cannuccia. Ma, travolto dagli eventi (prevedibili), da personaggi sottili sottili, dall'incedere estenuante di dialoghi come tra Batman e Robin, dalla messa in scena prolissa e vegetale, effetti speciali scadenti e sonoro da videogame, ho cercato di distrarmi ponendomi qualche domanda sul senso della vita. E alla fine il film mi ha lasciato così, sul letto, con un senso di vuoto spinto, come in un Divino Cubo, nell'iperspazio della mia camera da letto.
Hypercube - Cubo2, di Andrzej Sekula - Canada, 2002
|
30/07/2003 14:48
|
|
|
goljadkin a proposito di
| |
Affarismo elettronico
Aphex Twin - 26 Mixes for Cash (2cd), Warp Records.
|
30/07/2003 10:43
|
|
|
ilfidanzatodivivi a proposito di
| |
Psichedelica vollmaniana
Mi capita tra le mani "Schegge d'America", l'antologia avant-pop (ormai di vecchia data) curata da Larry McCaffery e pubblicata in Italia da Fanucci (è stata appena ristampata in edizione tascabile). Me la sfoglio un po', ci sono un sacco di nomoni, cioè di nomi che sarebbero poi diventati nomoni. Ne leggo qualcuno qua e là (notevole, veramente notevole Leyner, quello di "Mio cugino e il mio gastroenterologo" per intenderci). Poi, passo a Vollmann. Ora vi confesso una cosa terribile. Non ho mai letto Vollmann. Non so perché, ma non l'ho mai fatto. Ecco dopo aver letto il suo racconto, mi sono chiesto come ho fatto a essere tanto coglione. S'intitola "Le incarnazioni dell'assassino". Meraviglioso. Epocale. E vi risparmio gli altri centomila aggettivi che potrei aggiungere. Una roba assurda, psichedelica. Un assassino che s'incarna (appunto) in numerosi travestimenti (o identità?) fino a diventare un sacco di juta lavorato in una fabbrica cambogiana. Non ci sono parole per descriverlo. Andatevi a comprare "Schegge d'America", oppure se non volete spendere soldi, andate in libreria, scegliete un angolino comodo e leggete il racconto di Vollmann.
Larry Mc Caffery (a cura di) - Schegge d'America, Fanucci 2003.
|
29/07/2003 11:14
|
|
|
ilfidanzatodivivi a proposito di
| |
Su e giù in quell'altro mondo
E' un libro sugli ascensori. Su queste scatole maledette che salgono e scendono. Ma è anche una dissertazione, una specie di trattato sulle diverse visioni del mondo che contrappongono gli esseri umani. Lo ha scritto un afroamericano che si chiama Colson Whitehead ed è il suo libro d'esordio (nel frattempo ne ha scritto un altro pubblicato in Italia da Minimum Fax intitolato "John Henry Festival"). E' una cosa strana, soprattutto se pensi che lo ha scritto un afroamericano. Una specie di Kafka in versione coloured che incontra DeLillo. Molto cupo. E un incrocio tra noir e romanzo allegorico. Una cosa parecchio complicata in definitiva, in alcuni punti addirittura difficile da seguire, ma comunque interessante, riuscita e, a tratti, straordinariamente brillante. Avete mai letto su un'ascensore una targhetta con su scritto OTIS? Leggendo "L'intuizionista" ho scoperto che OTIS sarebbe Elisha Otis l'inventore degli ascensori.
Colson Whitehead - L'intuizionista, Mondadori 1999.
|
29/07/2003 10:56
|
|
|
ilfidanzatodivivi a proposito di
| |
"Le osservazioni e gli incontri di un solitario silenzioso sono insieme più sfumati e più netti di quelli dell'uomo socievole, i suoi pensieri sono più gravi, più singolari, e mai privi di un'ombra di tristezza. Impressioni e percezioni facilmente eliminabili con un'occhiata, un sorriso, uno scambio d'opinioni, lo preoccupano oltre misura, si approfondiscono nel silenzio, diventano importanti, si trasformano in evento, in avventura, in sentimento. La solitudine fa maturare l'originalità, un bello audace e inquietante, la poesia."
Thomas Mann - La Morte a Venezia, 1913
|
19/07/2003 18:05
|
|
|
goljadkin a proposito di
| |
Per un attimo l'ho invidiato, quel vecchietto con i capelli bianchi ben pettinati che sembrava gli fossero caduti in testa come neve; era fuori al suo balcone, leggeva una rivista di enigmistica. Sollevava una matita a mezz'aria, puntata sul foglio, pronta a colpire. Sul suo volto un sorriso malinconico, immobile e rassegnato, che conferiva alla scena un tono grottesco e solenne. Passavo di lì con la macchina, prima di andare in ufficio, come ogni mattina. Avvolto nel traffico, ho scalato in seconda e ho sorpassato un'auto che era ferma in seconda fila, chiedendomi quante parole crociate avrei strofinato con le dita, sul mio balcone, con i capelli bianchi.
|
09/07/2003 10:35
|
|
|
goljadkin a proposito di
| |







Glaciale come i pezzi d'asfalto che ribollono dalle viscere della terra, meccanico come i tripod che, accompagnati da un verso spettrale, fanno razzia di esseri umani, il film polverizza sul nascere il più lezioso spunto sentimentalista per lasciare esclusivo e incontrastato spazio ai nuovi colonizzatori - prima nella forma di inquietanti fenomeni elettrici, poi nelle vesti più classiche di pesanti e giganteschi robot - che infine si ammorbidiscono nelle fattezze di viscidosi e smagriti alieni che passeggiano incuriositi tra le macerie del nuovo habitat. Una scelta di sceneggiatura assai coraggiosa e pertinente, che fa del film uno dei più spettacolari, coinvolgenti e realisti(ci) mai realizzati sinora. L'invasione è un colpo durissimo per tutta l'umanità, che è spaventata, inerte, terribilmente impreparata, perciò svuotata di qualsiasi pretesto drammaturgico se non quello della fuga e dell'istinto di sopravvivenza, due temi che procedono paralleli per tutta la narrazione e che si fondono irrimediabimente nella sequenza dell'assalto all'automobile, la cui sottrazione ai protagonisti si conclude in un paio di colpi di pistola mostrati tra le lacrime del padre, seduto al bar dopo essere stato disarcionato e picchiato, nel momento catartico più intenso del film. Ma i veri protagonisti sono gli invasori: vederli polverizzare militari, civili ed edifici, sollevare strade e macchine, disintegrare ponti e case, è un ritorno alle origini, quando buttavamo giù con un movimento scomposto del braccio il castello di cubi colorati fatto da papà. L'istinto di demolizione. Perché le cose non si fanno e disfanno a caso.




A Ghost is Born è il titolo del nuovo disco dei Wilco. Mente dei Wilco è Jeff Tweedy il quale, come si dice in questi casi quando ci piace un disco, è un genio. La musica che i Wilco riescono a sprigionare in un'oretta di ispirazione lucida, martellante e folle è il prodotto di atroci sofferenze di Tweedy (che è in clinica per disintossicarsi dal paracetamolo) tradotte in una sorta di country elettronico, indie-rock poco pretenzioso e splendidamente orchestrato tra rumori di chitarre farfuglianti, interferenze, riverberi, pianoforti beatlesiani. Ma non c'è solo questo. "A Ghost Is Born" è una perla dietro l'altra, in cui si mescolano atmosfere vagamente sixties con ispirazioni di musica d'autore che sfiorano Jeff Buckley, scivolano su Neil Young, toccano i Radiohead e ripartono dai Replacement.
