Musica per le nuvole
Questo disco lo dovete comprare per forza. Si chiama Obrigado Saudade ed è il terzo album di Mice Parade, progetto che fa capo al musicista newyorkese Adam Pierce. È una prova molto convincente. Un disco che ha una capacità evocativa rara, con arrangiamenti che fondono in una sapiente miscela sonora influenze e rimandi di diverse provenienze: un'acustica dal sapore bucolico, una certa attitudine all'improvvisazione jazzistica, echi elettronici e voci suadenti di chiara matrice pop. Su tutti i brani spiccano il singolo Focus on a Roller Coster, colonna sonora per un immaginario viaggio sulle nuvole e Out of the Freedom World, punto di fusione perfetto tra Tortoise e Boards of Canada. Da ascoltare nella sala d'aspetto di un aeroporto guardando gli aerei che decollano.
Mice Parade - Obrigado Saudade, Fat Cat 2004
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23/03/2004 12:14
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ilfidanzatodivivi a proposito di
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Ultraviolenza
È un esperienza che vi consiglio di fare. Procuratevi in qualche modo "Visitor Q" di Takeshi Miike (se volete vi posso masterizzare una versione divx con sottotitoli in italiano). Uno dei film più violenti mai girati, credo. Un martellamento continuo di immagini shock: incesti, violenze di tutti i tipi, rapporti necrofili, pissing e lactating (questo anche a beneficio di nuove chiavi di ricerca). Ovvero la rappresentazione di un mondo in cui i rapporti umani sembrano regolati da altre dinamiche, un mondo in cui ogni azione pare immotivata, ma che poi, abbastanza presto ci accorgiamo essere il nostro mondo. È un film stridente, certo non di quelli che fanno gridare al capolavoro, pieno di sbavature e pisciate fuori dalla tazza, ma indispensabile come esperienza. Finito di vederlo, l'effetto che fa è lo stesso effetto di stordimento che si prova dopo aver guardato la televisione per qualche ora di seguito, cioè una specie di vuoto che attanaglia la calotta cranica. E la coincidenza è alquanto inquietante, no?
Takashi Miike - Visitor Q, Giappone 2001
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23/03/2004 12:03
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ilfidanzatodivivi a proposito di
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Glaciale come i pezzi d'asfalto che ribollono dalle viscere della terra, meccanico come i tripod che, accompagnati da un verso spettrale, fanno razzia di esseri umani, il film polverizza sul nascere il più lezioso spunto sentimentalista per lasciare esclusivo e incontrastato spazio ai nuovi colonizzatori - prima nella forma di inquietanti fenomeni elettrici, poi nelle vesti più classiche di pesanti e giganteschi robot - che infine si ammorbidiscono nelle fattezze di viscidosi e smagriti alieni che passeggiano incuriositi tra le macerie del nuovo habitat. Una scelta di sceneggiatura assai coraggiosa e pertinente, che fa del film uno dei più spettacolari, coinvolgenti e realisti(ci) mai realizzati sinora. L'invasione è un colpo durissimo per tutta l'umanità , che è spaventata, inerte, terribilmente impreparata, perciò svuotata di qualsiasi pretesto drammaturgico se non quello della fuga e dell'istinto di sopravvivenza, due temi che procedono paralleli per tutta la narrazione e che si fondono irrimediabimente nella sequenza dell'assalto all'automobile, la cui sottrazione ai protagonisti si conclude in un paio di colpi di pistola mostrati tra le lacrime del padre, seduto al bar dopo essere stato disarcionato e picchiato, nel momento catartico più intenso del film. Ma i veri protagonisti sono gli invasori: vederli polverizzare militari, civili ed edifici, sollevare strade e macchine, disintegrare ponti e case, è un ritorno alle origini, quando buttavamo giù con un movimento scomposto del braccio il castello di cubi colorati fatto da papà . L'istinto di demolizione. Perché le cose non si fanno e disfanno a caso.




A Ghost is Born è il titolo del nuovo disco dei Wilco. Mente dei Wilco è Jeff Tweedy il quale, come si dice in questi casi quando ci piace un disco, è un genio. La musica che i Wilco riescono a sprigionare in un'oretta di ispirazione lucida, martellante e folle è il prodotto di atroci sofferenze di Tweedy (che è in clinica per disintossicarsi dal paracetamolo) tradotte in una sorta di country elettronico, indie-rock poco pretenzioso e splendidamente orchestrato tra rumori di chitarre farfuglianti, interferenze, riverberi, pianoforti beatlesiani. Ma non c'è solo questo. "A Ghost Is Born" è una perla dietro l'altra, in cui si mescolano atmosfere vagamente sixties con ispirazioni di musica d'autore che sfiorano Jeff Buckley, scivolano su Neil Young, toccano i Radiohead e ripartono dai Replacement.
