Succede che parti per il mare con un paio di Craven, uno Yuzna ripescato da La7, un paio di Eastwood epici e immortali e qualche horror pieni di fantasmini coi capelli lungi davanti agli occhi e poi ti scopri su un letto, assonnato e brucacchiato per il troppo sole, a guardare Distretto 13 brigate della morte mentre fuori tre cani randagi divorano gli avanzi del tuo secondo piatto. L'indomani, sull'infernale autostrada del ritorno, ripensi a The Game rivisto l'altra sera su Rete4 tra mille detersivi e abbozzi una disquisizione pseudo-ontologica sul "colpo di scena" con la tua camilla, mentre alla radio dicono che un trentatreenne blogger milanese ha fatto copia e incolla da Acrobat a Word. E' in quel momento che decidi di metabolizzare tutto questo in un sondaggio.
Qual è il colpo di scena che vi ha colpito di più? E, soprattutto - non dimenticate di specificarlo! - dove?
Partecipano alla sfilata (tra le immancabili mancanze):
Arlington Road, di Mark Pellington - in cui si scopre che quella famigliola non era proprio opera e virtù dello spirito santo;
The Others, di Alejandro Amenabar - in cui si scopre che i fantasmi si fanno la messa in piega;
The Game, di David Fincher - in cui si scopre che è bene tenersi alla larga dai promotori finanziari;
Il sesto senso, di M. Night Shyamalan - in cui si scopre che nessuno ti ha cagato neanche di striscio fino alla fine;
The Village, di M. Night Shyamalan - in cui si scopre di non aver scoperto nulla;
Se7en, di David Fincher - in cui si scopre che l'assassino è un povero esaltato calvo che parla come Marzullo;
Psycho, di Alfred Hitchcock - in cui si scopre che la mamma è sempre la mamma;
Profondo rosso, di Dario Agento - in cui si scopre che David Hemmings è un coglione;
L'infernale Quinlan, di Orson Welles - in cui si scopre che un ciccione sbronzo e ricattatore può diventare un eroe;
Complesso di colpa, di Brian De Palma - in cui si scopre che era tutto come La donna che visse due volte;
Alien, di Ridley Scott - in cui si scopre che all'alieno piaccono le mutandine;
La moglie del soldato, di Neil Jordan - in cui si scopre qualcosa di grosso.
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02/05/2005 00:29
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goljadkin a proposito di sondaggi
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Glaciale come i pezzi d'asfalto che ribollono dalle viscere della terra, meccanico come i tripod che, accompagnati da un verso spettrale, fanno razzia di esseri umani, il film polverizza sul nascere il più lezioso spunto sentimentalista per lasciare esclusivo e incontrastato spazio ai nuovi colonizzatori - prima nella forma di inquietanti fenomeni elettrici, poi nelle vesti più classiche di pesanti e giganteschi robot - che infine si ammorbidiscono nelle fattezze di viscidosi e smagriti alieni che passeggiano incuriositi tra le macerie del nuovo habitat. Una scelta di sceneggiatura assai coraggiosa e pertinente, che fa del film uno dei più spettacolari, coinvolgenti e realisti(ci) mai realizzati sinora. L'invasione è un colpo durissimo per tutta l'umanità, che è spaventata, inerte, terribilmente impreparata, perciò svuotata di qualsiasi pretesto drammaturgico se non quello della fuga e dell'istinto di sopravvivenza, due temi che procedono paralleli per tutta la narrazione e che si fondono irrimediabimente nella sequenza dell'assalto all'automobile, la cui sottrazione ai protagonisti si conclude in un paio di colpi di pistola mostrati tra le lacrime del padre, seduto al bar dopo essere stato disarcionato e picchiato, nel momento catartico più intenso del film. Ma i veri protagonisti sono gli invasori: vederli polverizzare militari, civili ed edifici, sollevare strade e macchine, disintegrare ponti e case, è un ritorno alle origini, quando buttavamo giù con un movimento scomposto del braccio il castello di cubi colorati fatto da papà. L'istinto di demolizione. Perché le cose non si fanno e disfanno a caso.




A Ghost is Born è il titolo del nuovo disco dei Wilco. Mente dei Wilco è Jeff Tweedy il quale, come si dice in questi casi quando ci piace un disco, è un genio. La musica che i Wilco riescono a sprigionare in un'oretta di ispirazione lucida, martellante e folle è il prodotto di atroci sofferenze di Tweedy (che è in clinica per disintossicarsi dal paracetamolo) tradotte in una sorta di country elettronico, indie-rock poco pretenzioso e splendidamente orchestrato tra rumori di chitarre farfuglianti, interferenze, riverberi, pianoforti beatlesiani. Ma non c'è solo questo. "A Ghost Is Born" è una perla dietro l'altra, in cui si mescolano atmosfere vagamente sixties con ispirazioni di musica d'autore che sfiorano Jeff Buckley, scivolano su Neil Young, toccano i Radiohead e ripartono dai Replacement.
