Questa notte ho fixato l'imbroglio visivo che capitava ai malcapitati utenti di Mozilla. E' un browser molto più preciso di Internet Explorer, e ci sono cascato. Ora dovrebbe essere a posto.
E' vero, il sito è smisuratamente largo, lo ammetto: contravvenendo alla prima regola del bravo uebdesainer, non me la sono sentita di restringere tutto quello che avevo in mente per i tutelatissimi e sacrosanti ottocentoperseicento. Il sito è dichiaratamente (non c'è scritto da nessuna parte, ma lo dico adesso) ottimizzato per gli utenti dei 1024, che ormai saranno la stragrande maggioranza, e ciò mi consente di avere un layout esteso, pieno di cose da riempire e da dire.
Ho aggiunto due nuovi spazi, "un sito" e "un racconto". A voi la scelta.
Grazie per tutti gli appassionati commenti. Ora non mi resta che attendere che la mia ragazza si liberi dalle catene degli obblighi universitari e andare al cinema.
Che c'è da vedere?
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15/12/2004 00:09
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goljadkin a proposito di mio
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Tenterò di non fare bilanci.
E' passato più di un anno (ecco, ho già iniziato male), tre diverse impostazioni grafiche, tante recensioni a libri, film, dischi e addirittura un intervento di Rossano Astremo. Sembra poco, ma per me non lo è mai stato, io che non ho mai avuto tutto il tempo che avrei desiderato per dedicare a questo blog la massima cura, come un figlio. Un discepolo. Però adesso l'ho fatto crescere e, da stanotte, nella sua nuova veste, vuole fare il grande. Superare un po' il concetto di blog, diventare sito, luogo di cose viste, ascoltate e sentite dire in giro.
Un luogo di cose mie.
Un film, un disco, un libro e una foto: quattro piccoli spazi in cui raccontarmi. Quattro spazi per sviscerare questa genuina passione per le cose. A poco a poco.
Inviterò qualcuno a scrivere, a pubblicare altre fotografie. Magari fare una galleria. Non so, le idee ci sono.
Poi si vedrà.
Grazie, davvero per aver dato un'occhiata qui.
Aggiornamento: perché FilmUp! mi ha ciulato le foto?
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14/12/2004 01:34
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goljadkin a proposito di mio
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Glaciale come i pezzi d'asfalto che ribollono dalle viscere della terra, meccanico come i tripod che, accompagnati da un verso spettrale, fanno razzia di esseri umani, il film polverizza sul nascere il più lezioso spunto sentimentalista per lasciare esclusivo e incontrastato spazio ai nuovi colonizzatori - prima nella forma di inquietanti fenomeni elettrici, poi nelle vesti più classiche di pesanti e giganteschi robot - che infine si ammorbidiscono nelle fattezze di viscidosi e smagriti alieni che passeggiano incuriositi tra le macerie del nuovo habitat. Una scelta di sceneggiatura assai coraggiosa e pertinente, che fa del film uno dei più spettacolari, coinvolgenti e realisti(ci) mai realizzati sinora. L'invasione è un colpo durissimo per tutta l'umanità, che è spaventata, inerte, terribilmente impreparata, perciò svuotata di qualsiasi pretesto drammaturgico se non quello della fuga e dell'istinto di sopravvivenza, due temi che procedono paralleli per tutta la narrazione e che si fondono irrimediabimente nella sequenza dell'assalto all'automobile, la cui sottrazione ai protagonisti si conclude in un paio di colpi di pistola mostrati tra le lacrime del padre, seduto al bar dopo essere stato disarcionato e picchiato, nel momento catartico più intenso del film. Ma i veri protagonisti sono gli invasori: vederli polverizzare militari, civili ed edifici, sollevare strade e macchine, disintegrare ponti e case, è un ritorno alle origini, quando buttavamo giù con un movimento scomposto del braccio il castello di cubi colorati fatto da papà. L'istinto di demolizione. Perché le cose non si fanno e disfanno a caso.




A Ghost is Born è il titolo del nuovo disco dei Wilco. Mente dei Wilco è Jeff Tweedy il quale, come si dice in questi casi quando ci piace un disco, è un genio. La musica che i Wilco riescono a sprigionare in un'oretta di ispirazione lucida, martellante e folle è il prodotto di atroci sofferenze di Tweedy (che è in clinica per disintossicarsi dal paracetamolo) tradotte in una sorta di country elettronico, indie-rock poco pretenzioso e splendidamente orchestrato tra rumori di chitarre farfuglianti, interferenze, riverberi, pianoforti beatlesiani. Ma non c'è solo questo. "A Ghost Is Born" è una perla dietro l'altra, in cui si mescolano atmosfere vagamente sixties con ispirazioni di musica d'autore che sfiorano Jeff Buckley, scivolano su Neil Young, toccano i Radiohead e ripartono dai Replacement.
